domenica 29 settembre 2019

L'IDEALISMO ESTETICO DI SCHELLING:


Schelling nel suo pensiero pone centralità alla NATURA, per lui il principio creatore della realtà è l'assoluto, in cui spirito e natura, soggetto e oggetto vengono coinciliati in una superiore unità.

--> formula il suo pensiero avendo come base "LA CRITICA DEL GIUDIZIO"( ARTE, BELLEZZA, ESTETICA) di Kant.

--> Schelling crede che sia il sentimento ad unificare spirito e natura, soggetto e oggetto e affida alla natura una dimensione autonoma e indipendente dalla rappresentazione dell'uomo, esistenza non determinata dal GRANDE IO, come sosteneva Fichte.

--> Essa assume centralità ed importanza in quanto è intrisa di infinito; ciò non implica che sia un mondo a parte che l'uomo non può conoscere (COSA IN Sé DI KANT), ma è spirito solidificato e addormentato, spiritualità che in modo inconscio l'uomo può cogliere attraverso l'esperienza estetica ( il sentire dei sensi collegato a quello emozionale).
--> Principio assoluto: SPIRITO E NATURA, IO E NON IO, OGGETTO E SOGGETTO COME UN'UNICA UNITA' INDIFFERENZIATA.

La natura è un graduale processo attraverso cui lo spirito si sviluppa e si rivela, smaterializzandosi gradualmente e trovando nell'uomo la sua piena realizzazione. Il soggetto assume coscienza di sè in tre fasi:
  1. sensazione-intuizione produttiva: il soggetto si scopre capace di superare i limiti imposti dai dati oggettivi;
  2. intuizione produttiva-riflessione: l'io diventa oggetto di se stesso, sdoppiandosi in soggetto che conosce e oggetto conosciuto;
  3. riflessione-volontà: distaccandosi dagli oggetti, cioè agendo indipendetemente da essi, si coglie come volontà e spontainetà.
 L'assoluto, o Dio, ( PANTEISMO: DIO è IN TUTTE LE COSE/NATURA), è il principio creatore della realtà, che si pone al di là del soggetto e dell'oggetto, costituendo la loro comune radice. 

MONDO=INCARNAZIONE ASSOLUTO.

 --> strumento conoscitivo per comprendere l'origine della vita e della natura--> ARTE, attività che coglie l'infinito nella sua unione con il finito (oggetto e soggetto, conscio ed inconscio).
 -->è intuizione estetica(fantasia)--> penetra l'infinito nelle sue espressioni concrete (bellezza) --> trova la sua espressione nel finito.
 --> creatività artista--> si fonde con la creatività dell'assoluto, che congiunge conscio ed inconscio.

L'IDEALISMO ETICO DI FICHTE:

L'IDEALISMO nasce da Fichte, il quale formula il suo pensiero partendo dall'opera di Kannt " LA CRITICA DELLA RAGION PRATICA"(MORALE).

Il suo pensiero nasce da una critica alla percezione kantiana della COSA IN Sè, giudicandola inammessibile, in quanto ritenuta una nozione di realtà estranea all'IO.  Per Kannt l'io penso trascendetale non è "creatore" delle cose, ma soltanto "ordinatore" dei dati dell'esperienza sensibile, non parte della COSA PER ME, interna al soggetto. ---> Secondo Fichte, se il mondo dell'esperienza è quello della rappresentazione (mondo fenomenico di Kannt), non si può ammettere nulla al di fuori del soggetto stesso, pertanto è assoluto e infinito.

---> "GRANDE IO"= l'io come principio originario e incondizionato, da esso deriva tutta la realtà, sia dal punto di vista conoscitivo e materiale.

---> negazione della cosa in sè: l'io non dipende da un mondo di cose esterne, è il principio da cui il mondo prende significato e forma.

---> L'IO: è spirito e libertà, in un continuo processo di autorealizzazione/perfezione ( l'io deve essere) chiamato Streben(tensione). Esso non è un IO individuale, ma è l'IO PURO e  UNIVERSALE, senza il quale il mondo non esisterebbe.

Il fondamento di ogni realtà è L'IO SPIRITO, un processo creativo e infinito che si articola in tre momenti:
  • tesi: l'IO pone se stesso, cioè si rivela come attività autocreatrice e che ha immediata e intuitiva consapevolezza di sè;
  • antitesi: l'IO si contrappone al diverso da sè, il NON IO, cioè l'oggetto/la natura il cosidetto "regno dei limiti"( corpo e sensazioni), necessario per la sua realizzazione. Quindi L'IO esiste solo perchè in contrapposizione a un NON IO;
  • sintesi: avendo posto il NON IO come antitesi indispensabile alla sua attività, l'IO si divide in tanti io empirici e finiti( i singoli individui), che costituiscono il mondo e la sua molteplicità.
CONTRAPPOSIZIONE TRA IO E NON IO= LA REALTà.

Fichte sostiene che la natura e il mondo non possono esistere in modo indipendente dall'IO, il quale pone il NON IO e si determina come io empirico grazie all'immaginazione produttiva. ---> il compito dell'uomo è affermare la propria libertà, infatti il mondo esiste in funzione dell'attività dell'uomo e del suo autoperfezionamento, primato della vita morale,

--> l'uomo trova il suo fine nella società, la quale ha l'obbiettivo di realizzare la completa unità di tutti i suoi membri, grazie alle due leggi morali:

  1. trattare gli altri come fini e mai come mezzi;
  2. puntare al perfezionamento degli uomini tramite l'educazione, per questo la missione del "dotto" (intellettuale) consiste nel promuovere il progresso culturale e di tutte le classi sociali.



IDEALISMO: 

 Nasce nel tentativo di superare le contraddizioni rimaste insolute nel sistema kantiano: 

Kannt: CRITICISMO--> ILLUMINISMO: ragione e razionalità 
 
Secondo Kannt la conoscenza avveniva attraverso le categorie che l'uomo ha nel suo intelletto, quindi attraverso L'IO PENSO; per conoscere e comprendere il mondo è necessario studiare L'IO. Le categorie attraverso le quali  l'uomo studia e analizza il mondo sono chiamate giudizi (modo di agire della ragione), essi possono essere:

  • analitici: spazio e tempo
  • sintetici a priori e a posteriori: uniscono le esperienze della realtà con la ragione.
Pensiero di KANNT:

  • CRITICA DELLA RAGION PURA--> IO PENSO
  • CRITICA DELLA RAGION PRATICA--> IO DEVO (MORALE), principi morali che regolano il mondo.
  • CRITICA DEL GIUDIZIO--> ARTE, BELLEZZA, ESTETICA.
IDEALISMO è la filosofia romantica-->movimento letterario, artistico e poetico che esalta il sentimento, le emozioni, l'arte e tradizione(nostalgia per il passato= SEHNSUCHT).

Un tratto caratteristico di questo movimento è l'aspirazione all'infinito, che nasce da un senso di inquietudine nei confronti di tutto quanto possa costituire un limite è dal profondo bisogno di assoluto, interno ad ogni uomo e che trova la sua realizzazione ricongiugendosi all'infinito, cioè a Dio, che partecipa alle sofferenze dell'essere umano.


L'IO PENSO= ESTETICA (INTUIZIONE: qualcosa di immediato) TRASCENDENTALE = L'IO è l'unica cosa che trascende la materia/la realtà, che va al di là. 
---> IMMANENZA= ciò che è materiale, opposto a ciò che è trascendentale.

STUDIO DI KANNT: LA COSA PER ME= fenomeno, studio della realtà come la vedo e giudico.

Domanda di Kannt: esistenza della COSA IN Sè: noumeno, la realtà in sè, indipendente e non conoscibile dall'uomo; che per il filosofo è l'immaginazione, qualcosa di morale, nella quale agiscono concetti infiniti/noumenici e punto di partenza dell'IDEALISMO= privilegia la dimensione ideale e spirituale.

IDEALISMO: dialettica--> contrapposizione tra ciò che è reale e ciò che è razionale, va oltre la cosa in sè.

-->I maggiori esponenti di questo movimento furono Fichte e Schelling, i quali hanno come base le opere di Kannt.

DIALETTICA E RETORICA: arti utilizzate nel discorso. La prima indica un contrasto su un argomento con tesi avverse; la seconda è la capacità di ben parlare, farsi benedire dal pubblico " captatio benevolenza".

giovedì 16 maggio 2019

KANT: IL PROBLEMA DELLA MORALE NELLA CRITICA DELLA RAGION PRATICA

Nella Critica della ragion pratica--> TU DEVI

Kannt ha un approccio etico-morale esteso a tutta l'umanita, questo approccio è fondato su un qualcosa di razionale. --> Etica oltre che personale deve essere pubblica.

---> in essa si afferma che la legge morale è un fatto della ragione, quindi è un principio generalizzato che vale per tutti e per sempre ( incondizionato e universale) e ha il "comando" in quanto ha il compito di contrastare la sensibilità e gli impulsi egoistici. 

La ragione = facoltà di superare l'ambito dei sensi, indipendente dall'esperienza.

---> la ragion pratica coincide con la volontà, intesa come la facoltà che consente di agire sulla base di principi normativi, cioè di regole razionali che ne disicplinano e orientano le scelte. Kannt destingue due tipi di principi della ragion pratica:
  • le massime, prescrizioni di carattere soggettivo, cioè valide per l'individuo particolare che le segue;
  • gli imperativi, prescrizioni oggettive, cioè che devono valere per tutti. Essi sono a loro volta suddivisi in imperativo ipotetico--> prescrive un'azione in vista del raggiungimento di un fine determinato. ---> imperativo categorico, è incondizionato, ossia comanda un'azione a prescindere dal fine o dagli effetti che ne possono conseguire ( TU DEVI!).  
L'azione è morale quando è compiuta solo in vista e per rispetto del dovere e soddisfa il principio di universalizzazione, ampliato attraverso le tre formulazioni dell'imperativo categorico. Esse impongono di agire:
  1. Secondo quella massima che vuoi divenga una legge universale
  2. trattare l'uomo come fine e non come mezzo
  3. la volontà si possa considerare universalmente legislatrice. 
--> la moralità richiede la conformità al dovere ma anche la convinzione interiore, in essa 'uomo si eleva al di sopra del sensibile e delle leggi di natura e su di essa si fonda la religione.Infatti le principali dottrine religiose sono postulati della ragion pratica--> l'esistenza di Dio  e l'immortalità dell'anima garantiscono la possibilità del sommo bene.

KANT: LIMITI E POSSIBILITA' DELLA CONOSCENZA

La DOTTRINA DEGLI ELEMENTI è suddivisa in:
  • Estetica trascendentale --> studia la conoscenza sensibile, la quale è passiva ed attiva al tempo stesso. Infatti riceve dall'eseperienza i dati percettivi e li organizza attraverso due forme a priori: lo spazio, cioè la forma del senso esterno, e il tempo, cioè la forma del senso interno; 
  • Logica trascendentale --> comprende l'Analitica trascendentale, la quale studia la facoltà dell'intelletto. L'intelletto consente di unificare le intuizioni sensibili sotto le 12 categorie e la legittimità della loro applicazione è giustificata con la deduzione trascendentale, secondo cui tutto il processo conoscitivo è fondato sull'Io penso, il legislatore della natura, intesa come realtà fenomenica distinta dalla realtà noumenica. 
REALTA' FEMOMENICA: costituita da tutti quegli oggetti che si danno all'uomo attraverso le forme a priori della sensibilità e l'intelletto. Il fenomeno(oggetto) costituisce ciò che appare  al soggetto in virtù delle sue facoltà conoscitive.

REALTA' NOUMENICA: "noumeno"--> la realtà delle cose in sè, ciò che si trova oltre il mondo fenomenico. Tale realtà è pensabile dalla ragione, ma non conoscible in quanto non può diventare oggetto delle facoltà conoscitive( sensibilità e intelletto).
  •  Parte della Logica trascendentale è la Dialettica trascendentale--> studia la ragione, che cerca di superare i limiti dell'esperienza attraverso l'unificazione dei dati del senso interno (idea dell'anima), l'unificazione dei dati del senso esterno (idea del mondo) e l'unificazione dei dati del senso interno ed esterno ( idea di Dio).

 

lunedì 13 maggio 2019

IL CONCETTO DI TRASCENDENTALE: 

Kant definisce trascendentale l'interrogativo su come siano possibili i giudizi sintetici a priori, o su come sia possibile la conoscenza scientifica. ---> "trascendentale"---> ogni conoscenza che si occupi in generale, non tanto di oggetti, quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo dev'essere possibile a priori.

Il trascendentale indica l'ambito dei presupposti gnoseologici che rendono possibile la conoscenza e la costituzione del mondo fenomenico, cioè del mondo così come appare, si organizza e struttura in relazione all'uomo.

giovedì 9 maggio 2019

KANT: I GIUDIZI DELLA SCIENZA E LA "RIVOLUZIONE COPERNICANA"

Nella CRITICA DELLA RAGION PURA si afferma che occorre condurre un'analisi sui fondamenti della conoscenza al fine di appurare quali sono le condizioni di possibilità della scienza e capire se è possibile una metafisica come scienza --> a questo scopo si analizzano le proposizioni della scienza(i giudizi).

Si sostiene che i giudizi si distinguono in tre tipologie:
  • analitici --> in essi il predicato esplicita solo il contenuto del soggetto, possiedono universalità e necessità ma non accrescono il sapere;
  •  sintetici a posteriori --> in essi il predicato aggiunge novità al soggetto, accrescono il sapere ma sono particolari e contingenti;
  • sintetici a priori --> accrescono il sapere (essendo sintetici), sono dotati di universalità e necessità (essendo a priori). 
 Nei giudizi sintetici a priori possiamo distinguere l'aspetto materiale, cioè le impressioni sensibili che il soggetto riceve passivamente dall'esperienza (a posteriori), e l'aspetto formale, cioè le modalità (a priori) con cui la mente ordina attivamente le impressioni.
 
 --> RIVOLUZIONE COPERNICANA: non è la mente a doversi adeguare alla realtà, ma la realtà a doversi adeguare alle modalità conoscitive del soggetto. 

giovedì 18 aprile 2019

HUME: E GLI ESITI SCETTICI DELL'EMPIRISMO

Hume sostiene che fonte della conoscenza sono le percezioni, che si distinguono in impressioni, cioè percezioni immediate e vivide, e idee, cioè immagini ilanguidite delle impressioni.

La memoria e immaginazione consentono di conservare le impressioni e collegare le idee, tuttavia la mente non è totalmente libera, perchè procede secondo il principio di associazione, il quale opera in base a tre criteri:
  • somiglianza
  • contiguità
  • casualità(relazione tra causa ed effetto).
Le idee complesse garantiscono una conoscenza certa quando derivano da pure relazioni tra idee e una conoscenza probabile quando derivano da relazioni tra dati di fatto, le quali implicano il principio di casualità, che deriva da una tendenza soggettiva a cogliere una connessione necessaria tra due eventi successivi e contigui.

La fiducia nella regolarità dei fenomeni è frutto dell'abitudine, da cui deriva la credenza, utile per guidare la condotta umana ma priva di certezza assoluta. 

L'ETICA si fonda su criteri empirici e sul senso morale, infatti bisogna tenere distinti il piano dell'essere e quello del dover essere.
 

lunedì 1 aprile 2019

LOCKE: LA CONCEZIONE DELLO STATO E L'AFFERMAZIONE DELLA TOLLERANZA

Locke afferma che, nello stato di natura gli uomini godono dei diritti naturali alla vita, alla libertà e alla proprietà; tuttavia manca la garanzia della legalità e per questo motivo devono stipulare un contratto sociale che implica:
  • il patto di unione, gli individui si uniscono in una società civile;
  • il patto di sottomissione, i cittadini si sottomettono a un'autorità che ha il compito di tutelare i diritti naturali. 
Inoltre, afferma che lo STATO è fondato sul consenso dei cittadini, governa in modo NON arbitrario, prevede la separazione dei poteri legislativo ed esecutivo (che ha lo scopo di evitare il dispotismo).

Secondo Locke occorre tenere distinti l'ambito politico e l'ambito religioso. Il primo è finalizzato a fare le leggi e a farle rispettare e in esso vale il principio della tolleranza religiosa, fondato sul fatto che nessuna religione è superiore alle altre e la fede non può essere imposta con la forza; il secondo è finalizzato a soddisfare i bisogni spirituali, per cui la Chiesa è una società libera e volontaria.

giovedì 21 marzo 2019

LOCKE E L'INDAGINE CRITICA DELLE FACOLTA' CONOSCITIVE:

Locke afferma che le idee non sono innate ma derivano dall'esperienza, in particolare dall'esperienza esterna provengono le idee di sensazione e da quella interna provengono le idee di riflessione. Infatti la mente umana è priva di contenuti (come un foglio bianco) e acquisisce gradualmente le conoscenze con il progredire delle esperienze. 

Locke fa una distinzione tra:
  • idee semplici (di sensazione e di riflessione), le quali derivano dalle esperienze elementari e sono dotate di certezza;
  • idee complesse, che provengono dall'elaborazione delle idee semplici. A loro volta si distinguono in idee di modi, che non sussistono di per sè ma sempre in relazione a una sostanza, idee di sostanze, che sono riferite a qualcosa di esistente in sè che funge da sostrato, e idee di relazioni, che derivano dal rapporto istituito tra idee semplici. 
Inoltre afferma che la CONOSCENZA è circoscritta alle certezze sensibili (eterne o interiori), è probabile, quindi sufficiente a orientarsi nel mondo ma non assoluta, e le uniche due certezze non sensibili sono quelle dell'Io e di Dio.

domenica 17 febbraio 2019

HOBBES: TEORIA DELL'ASSOLUTISMO POLITICO

" HOMO HOMINI LUPUS" ----> " l'uomo è lupo per l'altro uomo".
Concetto di Hobbes che si traduce con il fatto che gli uomini se lasciati in libertà sarebbero in lotta l'uno contro l'altro e che hanno una natura aggressiva, di disordine e violenza; tale conflitto nasce dal fatto che tutti vogliono tutto, nessuno conosce il senso del limite, gli uomini sono pervasi dal piacere e quindi dalla ricerca di un continuo appaggamento. 
 Quindi secondo Hobbes lo stato di natura è caratterizzato da illimitata libertà individuale, che comporta una situazione di ostilità generale con il rischio di distruzione reciproca, quindi gli uomini devono rinunciare al diritto naturale seguendo le tre massime della ragione:
  1. cercare un compromesso per ottenere la pace;
  2. limitare i propri diritti in relazione a quelli degli altri;
  3. rispattare i patti:
Dalla rinuncia razionale al diritto naturale deriva la società civile, la quale è fondata, per garantire una sicurezza fra i cittadini, sul patto di unione, che implica la convergenza di molte volontà verso un solo scopo, e il patto di sottomissione, attravero cui gli uomini conferiscono tutto il proprio diritto  e la propria forza ad un sovrano.
Dai due pati ha origine lo STATO o LEVIATANO, nome che Hobbes affida al potere assoluto che in realtà è quello di una creatura mostruosa e terribile, denominazione  che Hobbes giustifica perchè il potere del sovrano è immenso, unificando in sè quello di tutti gli altri individui, diventati sudditi. Quindi Hobbes va a raffigurare il sovrano come un individuo sovrumano, dotato di una moltitudine di teste di uomini, quasi a mostare tangibilmente questa concetrazione di tutti i poteri nelle mani di una sola persona, potere ottenuto attraverso l'uso della forza o un accordo fra le persone.
Il potere assoluto non ha mai termine, se non per la morte del re, costringe all'obbedienza delle leggi, ma non è tenuto a rispettarle, ha pieno controllo delle azioni e delle opinioni dei sudditi, coincide con la legge e stabilisce i criteri del giusto e dell'ingiusto e ingloba il potere religioso.
Nonostante il sovrano abbia un potere assoluto, ha dei limiti: non può emanare ordini che mettono a repentaglio la vita o l'incolumità dei cittadini e devere lasciare un margine di libertà ai sudditi nella sfera privata.

   HOBBES: LA PROSPETTIVA MATERIALISTICA

Secondo Hobbes l'uomo è un essere naturale e corporeo e ogni conoscenza deriva dai sensi, la quale si sviluppa attraverso tre livelli:
  • sensazione: movimento sollecitato dagli oggetti sensibili negli organi di senso che reagiscono formando un'immagine;
  • immaginazione: collega le immagini sensibili trattenute dalla memoria;
  • intelletto: collega i nomi attribuiti convenzionalmente dal linguaggio alle immagini delle cose, infatti il linguaggio ha due funzioni principali, cieè serve alla memorizzazione e alla comunicazione; inoltre consente la generillazione necessaria alla costruzione dell'edificio della scienza.
Hobbes va a definire che la materia corporea è l'unica realtà e che il movimento è l'unico principio di spiegazione dei fenomeni, pertanto esiste un rigido determinismo anche in ambito etico------> bene e male coincidono con ciò che favorisce l'autoconservazione o che la ostacola e la libertà è soltanto "libertà di fare ciò che la volontà ha deciso".  

Avendo una visione materialista, Hobbes non ha una visione dell'origine in termini edenici o religiosi-----> è pessimista  e nella sua prospettiva scientifica crede che bisogna limitare le conoscenze e le verità al mondo.
Per lui le cose accadono come conseguenza di atti, non per mano di Dio, quindi OGNI COSA HA UNA CAUSA E UNA SPIEGAZIONE.

 

sabato 15 dicembre 2018

IL DUALISMO CARTESIANO E L'ANALISI DELLE PASSIONI

Secondo Cartesio la res extensa, cioè la materia, e la res cogitas, cioè il pensiero, sono distinte e indipendenti e l'anima può continuare a esistere anche se il corpo muore, tuttavia anima e corpo interagiscono grazie alla ghiandola pineale, la quale consente di unificare le sensazioni e di creare una connessione tra spirito e materia.

Nell'uomo si possono distinguere le azioni, che dipendono dalla volontà e sono frutto dell'agire libero, e le passioni, che sono affezioni involontarie causate dalle forze meccaniche del corpo. L'uomo ha il dovere di imparare a dominare le passioni che lo rendono schiavo, in modo da svincolarsi dalla soggezione del corpo e affermare il proprio libero arbitrio. Grazie al suo libero arbitrio l'uomo costituisce la saggezza, la quale è il dominio della ragione sulle passioni. La saggezza permette il rispetto delle tre massime della morale provvisoria:
  1. obbedire alle leggi del proprio paese;
  2. seguire i dettami della ragione;
  3. vincere piuttosto se stessi che la fortuna.
 

LA MATERIA E IL MONDO FISICO

Secondo la fisica cartesiana il mondo è una grande sostanza estesa (RES EXTENSA), la quale è uniforme e continua (esclusione del vuoto), ed è senza limita o indefinita. In essa non ci sono incremento e decremento di masa, ma soltanto variazione di forma.

Tutto l'universo è regolato da due pricipi: LA MATERIA INERTE E LA QUANTITà COSTANTE DI MOTO. Quest'ultimo è soggetto alle tre leggi del movimento (inerzia, moto rettilineo, conservazione della quantità di moto).

Cartesio definisce inoltre, che la natura è come una macchina (meccanicismo), la quale segue unicamente le leggi dell'estensione e del movimento, quindi va studiata solo nelle sue caratteristiche oggettive.

sabato 8 dicembre 2018

Risultati immagini per cartesioCARTESIO: Dio come garante dell'evidenza

Secondo Cartesio il soggetto è sicuro della propria esistenza come essere pensante quindi ha certezza delle proprie idee, come oggetto immediato del pensiero. Le idee si distinguono in:
  • idee avventizie : derivanti dall'esperienza;
  • idee fattizie: inventate dal soggetto;
  • idee innate: non provenienti nè dall'esperienza nè dal soggetto.
Fa parte delle idee innate l'idea di DIO, dalla quale deriva che DIO ESISTE, infatti l'idea innata di Dio come essere perfetto non può scaturire da un essere imperfetto (proporzionalità tra la perfezione di un'idea e la perfezione della sua causa), deve scaturire da un essere perfetto (Dio) che l'ha impressa nella mente umana (argomento del "marchio di fabbricazione"), implica necesseriamente l'esistenza di Dio perchè il concetto di perfezione assoluta include l'esistenza (prova antologica).

Il filosofo sostiene che se Dio esiste ed è l'essere perfetto, allora Dio è buono e non inganna gli uomini. Dunque la facoltà conoscitiva degli uomini è affidabile ed è vero ciò che la ragione ci presenta in modo chiaro e distinto ( revoca del dubbio).  



CARTESIO: dubbio metodico e cogito

Cartesio ritiene che occorra individuare un metodo rigoroso di conoscenza il quale deve prendere a modello il rigore e la hiarezza del metodo matematico, pertanto elabora le quattro regole del metodo:

  • evidenza: solo le idee chiare e distinte sono da considerare vere; 
  • analisi: occorre scomporre i problemi nelle loro parti elementari;
  • sintesi: bisogna passare gradualmente dalle conoscenze semplici a quelle complesse;
  • enumerazione: è necessaria una revisione generale di tutte le fasi precedenti del processo conoscitivo.


Cartesio ricerca un fondamento certo del sapere attraverso il dubbio metodico, la cui estensione è il dubbio universale (iperbolico), in base al quale si giunge a dubitare di ogni cosa, anche le cose vere. credendo l'esistenza del genio maligno ingannatore.
Egli inoltre sostiene che l'unica certezza è rappresentata dal cogito, cioè l'intuizione immediata del proprio esistere come soggetto pensante "cogito ergo sum", e che la realtà riesce ad ingannare l'intelletto dell'uomo  perchè l'uomo esiste.
 
 

lunedì 29 ottobre 2018


 


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     GIORDANO BRUNO

Secondo Giordano Bruno l'infinità dell'universo viene collegata all'infinità dell'essere, rappresentata da Dio. Se entrambi sono infiniti, essi coincidono: scoprendo qualcosa in più sull'universo, scopriamo anche di più anche su Dio. Con queste forme di una futura rivoluzione scientifica, Bruno contesta l'ottusità della Chiesa e propone un nuovo modo di pensare. Dio si trova in ogni cosa, in ciascuno di noi, dal momento che siamo tutti parte dell'universo.

Il principio originale di Bruno è tutto ciò che si trasforma nell'effetto, causa invece è ciò che ha influenza sull'effetto ma non è legato ad esso. Dio coincide con il mondo, con l'universo e tutto è animato. L'universo è fisso e immutabile, ma richiude in sè il divenire. Poichè quello che contiene cambia, Bruno sosteneva la pluralità dei mondi.